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SUPERMARKET

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Al supermarket c’era un bel fresco di aria condizionata, notò anche la famiglia Altamura appena varcato il largo accesso di aperture automatiche. Erano una giovane coppia e i tre loro bimbi, lei la minuta graziosa magra ed eterea Marilla, dalle magliette accollate i capelli corti e le ballerine e Pierangelo un ragazzo sui trenta piuttosto fisicato e alto ma dai modi timidi e gentili. Marilla era carina, un tipo sofisticato ma anche a volte freddo e nervosetto; Pierangelo era innamorato molto di sua moglie pur se questa fosse abbastanza frenata nell’intimità e di difficile carattere, erano aspetti che insieme a quell’aria vagamente androgina, riservata e per bene lo intrigavano oltre che essere gradito all’esigente gelosa madre di lui. Dal canto suo, Marilla non mostrava attaccamento passionale ma non amava giustamente che il compagno guardasse involontariamente altre, e coi suoi occhietti color grigio da miope fissava malissimo il marito anche là dove lei scorgeva male. Teneva alla sua dignità di donna ed era orgogliosa. Per sua sfortuna, essendo anche incerta spesso verso la relazione, tra i reparti dei saponi per la casa e i detersivi incrociarono una creatura femminile assolutamente stupefacente.

 

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Pierangelo a quella fugace visione restò rintronato e immobile in mezzo a rotoloni di carta da cucina e la carta igienica, mentre sua moglie cercava di destarlo incalzando infastidita. Il piccolo Matteo si lagnava con tutta l’arte del lagno e del capriccio che un duenne sappia, era urgente passare al reparto merendine al latte mentre l’uomo era tenuto a prendere nel frattempo dell’affettato al piano sopra. Si incammino’ verso le scale mobili per come ordinato e trovò davanti a sé proprio quella superlativa dea dalle chilometriche armoniose gambe in microgonna. Naturalmente la guardavano tutti come animali in calore, ragazzini alle prime imbarazzate seghe vecchi bavosi presi a feroci borsettate da consorti grasse o sciatte e di peluria in viso, in scenette tra il comico e il perturbante; e in questi tutte le infinite maschili vie di mezzo anagrafiche. Una tale creatura nell’aggirarsi per il mondo era veramente pericolosa, ma Lala così si chiamava non si curava d’altro che di essere spensierata e soave e tra una zucchina e un pacco di assorbenti Lala gradiva evidentemente stuzzicare i maschi con un fare ammiccante e quasi artistico in questo. Le piaceva molto procurare erezioni incredibili improvvise e far bagnare i pantaloni di quanti più. Le donne la detestavano con la perfidia che le donne sanno eppure, Lala non ne era mai vagamente toccata vagando anche in spiazzi isolati in tarde sere e non le accadeva mai alcunché: Si diceva che per come era questo fatto Lala era una strega, una strega di sembianze perfette come fosse uscita direttamente dalla fantasia di un uomo. La scala mobile avanzava lenta e quelle lunghe cosce dorate praticamente perfette stavano a un palmo dalla faccia di Pierangelo che iniziò ad avvampare di rossore e a deglutire mentre le sue pupille dilatate ammiravano tale visione dalla pelle vellutata e tenera priva di imperfezioni e velata di pochissima cellulite per un corpo così sinuoso e iperfemminile.

 

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Terminata finalmente quella salita al piano superiore lo attendeva una seconda ma più breve e sempre più arrapato tra un inciampo e altri stoccafissi a guardare la fata dai voluminosi capelli di spettacolare e raffinata tinta argentea; Lala era curata nei minimi dettagli dalla nail art elaborata e ben sfumata di rosa e rosso al make up agli orecchini a clip e una mise di pochi armonici colori come il rosso aragosta il grigio verde ed il verde. Da uomo Pierangelo non si focalizzava certo in prevalenza se non a quelle gambe slanciate da cavalla ma anche quei particolari sapevano parecchio effetto subliminale: Terminato di raggiungere finalmente il secondo piano l’uomo si accorse attraverso gli sguardi strani e le risatine degli altri che aveva l’uccello in tiro inteso a lacerare i pantaloni e raggiungere quella femmina. Si calmo’ andandosi a sfogliare dei giornali e fingendo nulla e in qualche modo pensando con tutta la forza mentale che aveva alla pasticcera che lo aveva appena servito, una donna grassa e bassa a cui volutamente aveva appena fatto un apprezzamento. Era una tipa sì abbastanza brutta ma molto più spiacevole come carattere perché se la prendeva con tutti ed era molto frustrata e inacidita. Si vedeva peggio di quel che già era e nell’insicurezza sapeva essere cattiva e sadica con tutti infine. La pensò intensamente nel suo letto dunque si calmo’, ma per pochi istanti: Era così in fiamme che pure Pina venne vista con occhi diversi e in tale eccitazione pensò di prendere la soluzione migliore cioè quella in fondo a destra per concedersi dei bei rasponi. Il cesso però in quel mentre era affollato di maschi e solo due per motivi puramente intestinali. Si fece dunque un giro e tornò giù per raggiungere la moglie sperando di non incontrare la topa in microgonna e dato che il supermercato quel giorno era piuttosto pieno, si dovette fermare a un punto nei paraggi della frutta e verdura. Marilla sembrava essersi nascosta chissà dove con i pargoli. Ne approfitto’ per svegliarsi da quel torpore rincoglionito e allucinato e decise di pensare alle mele da comprare e quale anguria scegliere. “Signore mi scusi… mi aiuta, non riesco ad arrivare a quelle zucchine… ” Si voltò. Era la dea. Iniziò a essere pervaso da tremito e sudarella sempre più evidenti. “Gentile Signore va tutto bene? Ha male da qualche parte…? Mi può aiutare a prendere le zucchine per favore?” “Sì, certo… Si” “Ummm… no quelle no, umm le voglio più lunghe, sii quella che ha in mano così grossa e lunga mm ne voglio tante tutte belle lunghe sì” Nell’indicare gli ortaggi e tentare di prendere dei meloni più distanti Lala si chinava molto mostrando a tutti senza vago pudore e senso di regola sociale il suo culo, giusto un poco di vedo non vedo ma perfettamente chinata per mostrare tondi glutei di intensa abbronzatura virata sul rosso. Ne spiccavano bianche quasi lucenti piccole mutandine. La dea chiese nuovamente notando Pierangelo alle prese con i pompelmi. “Che grossi che li ha! Signore quelli che ha in mano sono davvero grandi e rotondi e chissà che succosi mmm devono avere tanto succo mm” Pierangelo doveva infine prendere il latte e confuso manco più capiva dove si trovasse. “Vuole il latte? Mmm vuole comprare dei palloni per suo figlio? Mm che grosse palleee che ha signor Pierangelo mm vuole i meloni guardi che bei meloni vuole toccarli mm” Lala in realtà era già avviatasi oltre la cassa verso l’uscita. Pierangelo aveva le allucinazioni ed una erezione da Guinness mentre non smetteva di sbavare come un cane mastino sotto il sole. “Papà, papà! Mamma ti aspetta alla macchina! Ma perché fai così papà e cosa hai nei pantaloni che fa così??” Corse incontro a lui anche il piccolo Alessandro con un cono gelato pieno di cioccolato e infinita panna montata incredibilmente ancora lì intatta sulla cima. “Papà daii vienii anche io voglio il gelatooo” “Sì bambini…” Era un torrido fine luglio, ognuno col suo goduto cono gelato in mano, Pierangelo incluso. Entrarono in macchina. Un pomeriggio davvero strano quello, che avrebbe ricordato spesso. Mentre i piccoli leccavano i loro gelati con lo sconfinato piacere gudurioso e quel tipo di felicità che solo i bimbi sanno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

disegni e storia sono una proprietà intellettuale di Roberta Gelsomino

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