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IL DOTTOR STRANAMORE 1/2

il dottor stranamore

Il Dottor Stranamore

 

Il dottor Lombardi proseguiva ad argomentare nei dettagli, oltremodo accalorato ed entusiasta riguardo i progressi di Anna e lo sviluppo ottimale della terapia. “Questo suo andamento va verso la ripresa, perché i suoi attacchi di panico sono ora occasionali, e i momenti down durano meno, sanno inoltre risolversi velocemente e senza strascichi. Sono così contento per lei! E come le ho detto vorrei comunque monitorare la fase, a maggior ragione. Sta andando benissimo Signora!” Andrea era un uomo di aspetto normale, per molti punti di vista femminili piuttosto insulso per altre estremamente affascinante specie coi suoi modi e il suo fare. In cuor suo aveva intrapreso questa professione credendoci fin da adolescente, prevalentemente per tirare figa. Da ragazzino era il tipico studioso nerd tutt’ossa e brufoli, e con le sue turbe non ci viveva bene. Valuto’ presto che due suoi amici similmente anatroccoli spauriti, nell’iniziare a studiare psicologia e psichiatria s’erano finalmente aperti con gli altri, con le ragazze, era bello sentire di potersi risolvere o comunque gestirsi nelle emozioni e nella visione della vita trattando i casi degli altri.

 

L’università li aveva resi motivati, fiduciosi del proprio avvenire quando uno di loro persino s’era in precedenza invischiato nelle droghe pesanti per un tratto. Anna guardava il dottore a un palmo da lei, con il gesticolare e lo sguardo di torpore concentrato che tanto la ammalliava. Si era infatuata di lui al secondo incontro, poi sempre più addentrandosi nella dinamica transfert, quel sentimento di elevata considerazione e stima che in terapia sa essere confuso come amore. Il transfert viene generalmente in supporto per lavorare meglio nei vissuti traumatici, e nel rapporto ferito con caregiver e genitori. Gli occhi azzurrissimi di Anna erano sgranati alquanto, la bocca socchiusa. “Mi guarda stupita, Signora. Ah! Le ho preparato la fattura per il mese di maggio sono quattro sedute. ” Il momento strideva sempre da tutte quelle intime narrazioni e trasporti emozionali. Tirò fuori la busta chiusa con i 250 euro tondi. “Grazie. Arrivederla”.

 

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Anna ne usciva da quel piccolo buffo studio sempre tramortita, quasi sconvolta. Il percorso a detta del medico andava alla grande. Si fumo’ l’ennesima sigaretta, passandosela da una mano all’altra con fare tremante e agitato. Tutto quel suo parlare logorroico a Lombardi, chissà se poi serviva. Tornò tristemente a casa. Alla sua quotidianità sottomessa a soprusi di ogni sorta e prepotenze. Al suo impaccio, sentirsi sbagliata e fuori luogo. Alla sua depressione con tendenza bipolare frequente, alla sua angoscia, alla sua figlia esigente, a suo marito che più non l’amava da quando in quel tunnel di malessere fatto anche di nascoste abbuffate e sfuriate. E alla sempre ingombrante madre, ricca di biasimo e voglia di umiliarla. Nulla cambiava ma, d’altra parte, era lei malata era lei tenuta a modificare.

 

Alla fine a detta del medico i suoi erano vittimismi irresponsabili, doveva smettere di delegare colpe e riprendersi la vita. Anna era ora più posata, di ottimo eloquio, ma dietro il sorriso tiratissimo al dottore nascondeva una rabbia kamikaze che avrebbe reso il mondo tabula rasa. Era infelice ma, il percorso era splendido e tutto andava nel migliore dei modi. “Dottor Lombardi desidererei prendermi una pausa, non intendo solo come pausa estiva ma di diversi mesi. Sì sei mesi e capisco le sembrerà una scelta folle ma sento questo” “Non è folle, ma sappia, starà molto male. È proprio in questa richiesta che io vedo la sua figa…emm fuga mi scusi, fuga da qualcosa che stiamo affrontando e lei ha la responsabilità di venire invece. Poi, faccia lei, starà male ma poi le lascio scegliere” “Come successe già, stavolta tuttavia ne sono convinta” “Non so se mi ritroverà” “Arrivederla dottore. Ah ecco la busta di giugno. Grazie, salve.” …. Era un gennaio stranamente soleggiato quello, non aveva l’aria nemmeno di fioccare neve. Si stava bene. Anna si sentiva un fiore, e le circostanze anche erano cambiate o comunque non permetteva più certi trattamenti. Non era mai stata tanto bene.

 

 

Si ricordò di Lombardi e, come da parola, pensò che una capatina poteva comunque farla sarebbe stato interessante e avrebbe consacrato la sua guarigione, sempre se fosse stata tale e salda. Anna certo era rinata a nuova vita. “Pronto? Buongiorno!! Buon 2012 Lombardi. Posso venire da lei a trovarla? Per tre incontri che considero importanti e ultimi? Ne avrei piacere” Avrebbero così riassunto la terapia, il lavoro psicologico svolto ed i progressi raggiunti. “Naturalmente, questo suo star bene ha attinto a questa terapia. La vedo bene, dunque concordo con lei sul suo termine. Quando venne qui la prima volta lei stava male e…. (…) e poi mi racconto’ che… (…) io ho previsto con certezza che, (…) non mi sorprende che (…)” Bla. Bla. Bla. Che razza di uomo! E con tutti quegli anelli, quell’enorme bocca dai sorrisi fasulli, quella giacca da vecchio… come potevo essermene innamorata da non mangiare per giorni spesso?? Pensò Anna. “Ma la volta prossima non potrò riceverla già più, se vuole può proseguire il suo percorso con il dottor Verri, Stefano è persona fidata e mio amico. Io le consiglio di continuare un po’ con lui, ma poi faccia lei è libera. La saluto qui. È stato un buon tratto. Ah sono 60 euro naturalmente. Grazie e buona fortuna” Andò dunque da sto caspita di Verri, combattuta. Non sapeva bene cosa fare. Ora Anna non era più la vecchietta di trentacinque anni col berretto di lana in testa e due profonde occhiaie blu. Non era più un passerotto spettinato e tanto insulso.

 

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Ora esisteva, non più in mimesi né invisibile, si concedeva anche tacchi sempre più alti e gonne sempre più corte. In quel mentre aveva raggiunto una sicurezza e serenità tale che allo studio dello strampalato Verri giunse con stivali alti di pelle nera, collant scuri pesanti e hot pants di pelle, una maglia larga ugualmente nera. Cintura bianca, cappa bianca e orecchini a clip piuttosto grossi, sempre bianchi. Eye liner e labbra pallide, unghie lunghe con french impeccabile e sexy non meno del resto. Ora Anna era fieramente donna e femmina. Si era addirittura comprata una grossa moto, passione di gioventù poi volere o volare sacrificata. Verri sussulto’, restando per qualche secondo a bocca aperta. “Lieto, molto, molto lieto di conoscerla signorina. Sono un dottore strano deve già saperlo, prenda intanto quella piuma gigante su cui può inciampare e la riponga lì in quel grande barattolo, sì quello coi fiori”. Già tutto si faceva strano, il barattolo infantile con dentro strani oggetti somiglianti vagamente a sex toys, un letto a una piazza e mezzo sul fondo della seconda stanza oltre una porta e non meno Verri stesso un uomo grasso e dal fare occulto. Ma era anche decisamente più piacente e maschio di Lombardi, almeno per gusto di Anna. Nel raccogliere altri oggetti involontariamente mostrava il suo culo sempre più tonico di palestra da quei succinti pantaloncini. Stefano ogni volta che Anna più si chinava grugniva ed emetteva altri flebili versi non meglio identificati né granché percepiti. L’aveva notata al bar non distante, e non poteva credere che quella topa fosse ora da lui in… cura. L’avrebbe aiutata con tutto il cuore. E così, finalmente Anna si poté accomodare. Non su uno sgabello ma su una poltrona soffice e comoda come quella di Verri. 

 

Continua………

 

 

 

 

 

disegni e storia sono una proprietà intellettuale di Roberta Gelsomino

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